Abstract (ita)
Prendendo spunto dalla recente pubblicazione del documento di lavoro della Commissione, il presente contributo esamina i tratti principali del c.d. Defence Readiness Omnibus adottato dalla Commissione nel giugno 2025 per dare attuazione agli impegni presi con il Libro Bianco sulla prontezza alla difesa europea per il 2030, adottato a inizio 2025 assieme all’Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune. Le misure immaginate, e in parte già adottate, sono ampie e variegate ma rispondono essenzialmente a due principali priorità entrambe ritenute necessarie per rafforzare la prontezza della difesa degli Stati membri: l’aumento delle risorse destinate alla difesa e la semplificazione regolamentare per eliminare le strozzature amministrative (nazionali e dell’Unione) che potrebbero pregiudicare tale obiettivo. Pur cercando di offrire una panoramica complessiva della riforma (e invero soffermandosi anche sulle principali misure previste dal Libro Bianco), il contributo si sofferma soprattutto sui profili più legati alla dinamica industriale e alla creazione di un c.d. mercato unico della difesa. L’analisi si concentra pertanto sulle modifiche relative alla politica di concorrenza (e, in particolare, sulla trasformazione della prontezza della difesa in un parametro dell’analisi antitrust) nonché sulla revisione della disciplina degli appalti nel settore della difesa e dei trasferimenti infra-UE di prodotti della difesa, di cui alle direttive 2009/81/CE e 2009/43/CE. Pur non comportando alcuna forma di coordinamento delle politiche di difesa degli Stati membri, il c.d. Defence Readiness Omnibus dimostra la volontà dell’Unione di intervenire in modo ambizioso con riferimento all’elaborazione di una politica industriale nel settore della difesa che accompagni e supporti le azioni degli Stati membri, tanto da immaginare una lettura quasi recessiva delle regole sul mercato interno rispetto alla capacità di perseguire l’obiettivo della sicurezza dell’Unione e degli Stati membri. La prospettiva rimane forse un po’ troppo ancorata alla dimensione nazionale e occorrerà fare attenzione affinché l’enorme ammontare di risorse destinate alla difesa non finiscano per aggravare piuttosto che risolvere uno dei “peccati originali” della spesa militare europea e cioè il costo della c.d. “non-Europa”.
Abstract (eng)
Following the recent publication of the Commission’s Staff Working Document, this paper discusses the main features of the so-called Defence Readiness Omnibus adopted by the Commission in June 2025 to implement the commitments undertaken with the White Paper on European Defence Readiness for 2030, adopted in early 2025 jointly with the High Representative for the Common Foreign and Security Policy. The measures envisaged, some of which have already been adopted, are wide-ranging and multifaceted but essentially address two main priorities, both of which are deemed necessary to strengthen the defence readiness of the Member States: increasing the resources allocated to defence and regulatory simplification to eliminate administrative bottlenecks (national and Union) that could undermine this objective. While seeking to offer a comprehensive overview of the reform (and indeed also addressing the main measures envisaged in the White Paper), the contribution mainly focuses on those profiles more related to industrial dynamics and the creation of a so-called “defence single market”. The analysis therefore focuses on the relevant changes in competition policy (and, in particular, on the transformation of defence readiness into a parameter of antitrust analysis) as well as on the revision of the discipline of defence procurement and intra-EU transfers of defence products, as set out in Directives 2009/81/EC and 2009/43/EC. Although it does not entail any form of coordination of Member States’ defence policies, the so-called Defence Readiness Omnibus proves the EU’s intention to act boldly with reference to the development of an industrial policy in the defence sector that supports and complements Member States’ actions. The outlook remains perhaps a little too entrenched to the national dimension, and great attention must be paid to ensure that the enormous amount of resources allocated to defence do not end up worsening rather than remedying one of the “original sins” of European military spending, namely the cost of so-called “non-Europe”.
Luca-Calzolari-UED