Abstract (ita)
Il contributo prende in esame l’evoluzione dell’autonomia dell’ordinamento sportivo nello spazio giuridico europeo alla luce della più recente giurisprudenza della Corte di giustizia e della Corte europea dei diritti dell’uomo, soffermandosi in particolare sulle conclusioni dell’Avvocato generale nelle cause riunite FIGC–CONI. Muovendo dalla nozione di “specificità” dello sport, elaborata a partire dalle sentenze degli anni ‘70, l’analisi ricostruisce il progressivo ridimensionamento dell’idea di una separatezza dell’ordinamento sportivo rispetto al diritto dell’Unione, mettendo in evidenza come il principio di proporzionalità delle misure derogatorie sia divenuto il criterio ordinatore del rapporto tra regole sportive e diritto europeo. L’attenzione si concentra poi sul nodo, oggi centrale, della tutela giurisdizionale effettiva. Viene esaminato il modello italiano delineato dalla legge n. 280/2003 e dalla successiva giurisprudenza costituzionale, accanto agli sviluppi maturati in sede convenzionale, sino alla sentenza Semenya/Svizzera, in tema di controllo sui lodi arbitrali sportivi. In questo quadro, le conclusioni dell’Avvocato generale nelle cause FIGC–CONI conducono l’autonomia sportiva entro i limiti tracciati dall’art. 19 TUE e dall’art. 47 della Carta, escludendo che essa possa tradursi in una compressione del potere del giudice nazionale di assicurare un controllo pieno sulle sanzioni disciplinari incompatibili con il diritto dell’Unione. Ne emerge l’idea che l’autonomia dell’ordinamento sportivo non possa più essere intesa come ambito di immunità, ma come forma di regolazione inserita in un sistema integrato, il cui esercizio è condizionato dal rispetto dei principi dello Stato di diritto e della tutela giurisdizionale effettiva.
Abstract (eng)
This article examines the evolution of the autonomy of the sports legal order within the European legal space in light of the most recent case law of the Court of Justice of the European Union and the European Court of Human Rights, with particular attention to the Advocate General’s Opinion in the joined cases FIGC–CONI. Starting from the notion of the “specificity” of sport, developed on the basis of judgments handed down in the 1970s, the analysis traces the gradual narrowing of the idea that the sports legal order operates separately from EU law. It highlights how the principle of proportionality governing derogatory measures has become the key criterion structuring the relationship between sporting rules and European law. The article then turns to what has now become a central issue: effective judicial protection. It examines the Italian model established by Law No. 280/2003 and subsequent constitutional case law, alongside developments at the Convention level, culminating in the judgment in Semenya v. Switzerland concerning judicial review of sports arbitral awards. Within this framework, the Advocate General’s Opinion in the FIGC–CONI cases places sporting autonomy within the limits set by Article 19 TEU and Article 47 of the Charter, rejecting the view that such autonomy may justify restricting the power of national courts to conduct a full review of disciplinary sanctions incompatible with EU law. The overall picture that emerges is that the autonomy of the sports legal order can no longer be understood as a sphere of immunity, but rather as a form of regulation embedded in an integrated legal system, the exercise of which is conditioned by compliance with the principles of the rule of law and effective judicial protection.
Ginevra-Greco-UED