Abstract (ita)
Il contributo ricostruisce la disciplina della finanza di progetto a iniziativa privata e il regime di incentivi riservato al promotore economico, imperniato sul diritto di prelazione, tradizionalmente difeso nell’ordinamento nazionale come espressione della sussidiarietà orizzontale e meccanismo indispensabile di incentivazione. Tale diritto riceve una definitiva censura di incompatibilità rispetto alla direttiva 2014/23/UE e all’art. 49 TFUE da parte della Corte di giustizia nella sentenza Urban Vision (C-810/24), con la quale è stata ritenuta incompatibile con il diritto dell’Unione la disciplina della finanza di progetto contemplata dalla penultima versione del Codice dei contratti pubblici (art. 183, d.lgs. n. 50/2016), nella misura in cui esso ostacola la parità di trattamento e la concorrenza tra le imprese coinvolte nella procedura. Vengono altresì analizzate le contestazioni mosse dalla Commissione nella procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia per l’assetto delineato dal nuovo Codice dei contratti pubblici (art. 193 d.lgs. n. 36/2023) – che ricalca nella sostanza quello precedente – e la ricostruzione dei precedenti sul diritto di prelazione nelle concessioni (dalla causa Bernareggio in tema di farmacie alla procedura di infrazione nei confronti del Portogallo sul demanio marittimo). L’obiettivo è fornire spunti di riflessione per affrontare le complesse sfide poste dall’obbligo di immediata disapplicazione della normativa sulla finanza di progetto a iniziativa privata da parte dei giudici nazionali, tracciando le coordinate per un urgente e necessario intervento legislativo teso a colmare il vuoto normativo creatosi per effetto della sentenza Urban Vision. Nel quadro del difficile contemperamento tra risultato, parità di trattamento e concorrenza, si prospetta l’adozione di un modello ibrido basato sul cd. “sistema alla cilena” (con l’attribuzione di un punteggio premiale nella fase valutativa delle offerte) e sul ristoro delle spese di progettazione sostenute dai promotori. Una impostazione che potrebbe essere sviluppata nel processo di revisione delle direttive sui contratti pubblici.
Abstract (eng)
This paper reconstructs the regulatory framework governing privately initiated project financing in Italy and the system of incentives granted to the economic promoter, centred on the promoter’s pre-emption right (diritto di prelazione), traditionally defended under Italian law as an expression of horizontal subsidiarity and a vital incentive for private investment. This right has been definitively held incompatible with Directive 2014/23/EU and Article 49 TFEU by the Court of Justice of the European Union (CJEU) in the landmark Urban Vision judgment (Case C-810/24), which declared the project financing framework set out in the previous Public Procurement Code (Legislative Decree no. 50/2016) incompatible with EU law insofar as it distorts equal treatment and competition among the undertakings involved in the procedure. The study further examines the European Commission’s ongoing infringement procedure against Italy concerning the new Public Procurement Code (Legislative Decree no. 36/2023), which substantially reproduces the contested mechanism, together with the relevant precedents on pre-emption rights in concessions – from municipal pharmacies (Bernareggio) to the infringement procedure against Portugal on maritime concessions. The aim is to offer points for reflection on the complex challenges raised by national courts’ duty to immediately disapply the incompatible domestic rules, while outlining the coordinates for an urgent legislative intervention to fill the regulatory vacuum created by the Urban Vision judgment. Within the difficult reconciliation between the principle of result, equal treatment and competition, the paper proposes a hybrid model based on the so-called “Chilean system” – granting a premium score during the evaluation phase – combined with the reimbursement of design costs incurred by promoters, an approach that could be developed in the forthcoming revision of the EU public procurement directives.
