Abstract (ita)
L’allocazione della responsabilità internazionale tra l’Unione europea e i suoi Stati membri costituisce da tempo una questione controversa, essendo stata oggetto di intenso dibattito nel diritto delle relazioni esterne dell’Unione. Tale dibattito si è concentrato, in particolare, sulla possibilità che le specifiche caratteristiche dell’ordinamento dell’Unione giustifichino l’applicazione di regole speciali, fondate sulla competenza o sul c.d. controllo normativo, in deroga alle regole generali sull’attribuzione della condotta elaborate dalla Commissione del diritto internazionale. L’articolo riesamina tale dibattito alla luce di due procedimenti arbitrali attualmente pendenti, entrambi ai sensi del Trattato sulla Carta dell’Energia: Nord Stream 2/Unione europea e Klesch Group/Unione europea. Pur essendo ancora in una fase preliminare, i procedimenti offrono indicazioni utili sul possibile riconoscimento di una lex specialis in materia di allocazione della responsabilità tra l’Unione e gli Stati membri. L’analisi evidenzia, in particolare, l’instabilità derivante dalla sovrapposizione tra categorie molto eterogenee, quali competenza, responsabilità finanziaria, individuazione del convenuto e attribuzione della condotta. Mentre Nord Stream 2 è apparentemente compatibile con un criterio attributivo fondato sul margine di discrezionalità lasciato agli Stati membri, Klesch sembrerebbe suggerire che le norme interne dell’ordinamento dell’Unione possano essere considerate dal tribunale arbitrale adito elementi senz’altro rilevanti, ma non giuridicamente determinanti ai fini dell’allocazione della responsabilità internazionale.
Abstract (eng)
The allocation of international responsibility between the European Union and its Member States has long been a controversial issue and the subject of intense debate in EU external relations law. That debate has focused, in particular, on whether the specific characteristics of the EU legal order could justify the application of special rules based on competence or the so-called normative control, departing from the general rules on attribution of conduct and developed by the International Law Commission. This article revisits that debate in light of two arbitral proceedings currently pending under the Energy Charter Treaty: Nord Stream 2/European Union and Klesch Group/European Union. Although both proceedings are still at a preliminary stage, they provide some useful indications as to the possible recognition of a lex specialis governing the allocation of responsibility between the Union and its Member States. The analysis highlights, in particular, the instability arising from the overlap among highly heterogeneous categories, such as competence, financial responsibility, respondent designation, and attribution of conduct. While Nord Stream 2 appears prima facie compatible with an attribution criterion based on the degree of discretion left to Member States, Klesch seems to suggest that rules internal to the EU legal order may be regarded by the arbitral tribunal as undoubtedly relevant, but not legally conclusive for the allocation of international responsibility.
