Abstract (ita)
Il presente articolo esamina la politica dell’Unione europea in materia di integrazione dei cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti. In primo luogo, prende in considerazione gli strumenti di soft law attraverso i quali le istituzioni dell’Unione hanno progressivamente elaborato un modello di “integrazione condizionata” sempre più incentrato sull’adesione dei migranti ai valori, alla lingua e alla cultura della società ospitante. Successivamente, analizza le clausole d’integrazione contenute nelle direttive del 2003 sul ricongiungimento familiare e sui soggiornanti di lungo periodo, nonché la loro attuazione da parte degli Stati membri. Particolare attenzione è riservata all’impiego degli obblighi di integrazione linguistica e civica come strumenti di selezione e controllo dell’accesso ai diritti garantiti dall’ordinamento dell’Unione. L’articolo esamina inoltre le clausole d’integrazione contenute negli atti adottati nell’ambito del nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, che estendono tale approccio, sia pure in casi limitati, ai beneficiari di protezione internazionale. Infine, viene analizzata la giurisprudenza della Corte di giustizia, sostenendo che quest’ultima abbia imposto vincoli soltanto limitati agli obblighi d’integrazione stabiliti a livello nazionale. L’articolo conclude che le istituzioni dell’Unione hanno in larga misura assecondato gli approcci restrittivi privilegiati dagli Stati membri, contribuendo così al consolidamento di un modello selettivo d’integrazione.
Abstract (eng)
This article examines the European Union’s policy on integrating third-country nationals who are legally residing in the EU. First, it considers the soft-law instruments through which EU institutions have developed a model of “conditional integration”, increasingly focused on migrants’ compliance with the host society’s values, language and culture. It then analyses the integration clauses contained in the 2003 directives on the right to family reunification and the status of long-term residents, and how these have been implemented by the Member States. Particular attention is paid to the use of language and civic integration requirements as instruments for selecting individuals and controlling their access to rights granted under EU law. The article also examines the integration clauses included in the measures adopted under the New Pact on Migration and Asylum, which extend this approach, albeit in limited cases, to beneficiaries of international protection. Finally, the article assesses the case law of the Court of Justice and argues that the Court has imposed only limited constraints on national integration requirements. Overall, the article concludes that EU institutions have largely accommodated the restrictive approaches favoured by Member States, thereby contributing to the consolidation of a selective model of integration.
